L’ Unità Operativa di Oculistica dell’ Ospedale S. Salvatore di L’Aquila opera fin dal 1940. Il servizio di chirurgia rifrattiva e corneale nasce nel 1988 avendo come responsabile il Prof. Leopoldo Spadea attuale direttore della Clinica dal 2005. Il primo trapianto di cornea effettuato a L’Aquila risale all’ Aprile del 1990; attualmente la Clinica ne conta molti più di mille. L’87% dei trapianti di cornea sono stati effettuati per cheratocono.
Il cheratocono è una malattia degenerativa non infiammatoria della cornea ad esordio generalmente puberale , bilaterale, progressivo candidabile nella maggior parte dei casi a trapianto di cornea.
Il dott.Baiocchi della clinica dell'Università degli Studi di Siena ci ha gentilmente segnalato alcune pubblicazioni degli studi italiani sul Cross-Linking su riviste internazionali.
Abbiamo chiesto al prof. Paolo Vinciguerra notizie in merito alle tempistiche sulla sperimentazione del Cross Linking che si stà facendo presso l'istituto Humanitas di Rozzano (MILANO).
La prima fase di studio si completerà quando i primi 40 casi in analisi raggiungeranno il follow up richiesto. Ad oggi sono in trattamento 23 casi e quindi esistono ancora 17 posti liberi alla sperimentazione del metodo; la fase dell'arruolamento tuttora in corso si completerà a Settembre/Ottobre di quest'anno.
Terminata la prima fase, se i risultati saranno soddisfacenti, la tecnica sarà a diposizione di tutti.
Il gruppo di studio prevede di presentare i risultati finora ottenuti a livello nazionale ed internazionale a Settembre di quest'anno.
Non mancheremo di dare notizie in merito a novità non appena le avremo.
Annunciata per la prima volta la nuova metodica di trapianto di cornea chiamata "cheratoplastica lamellare posteriore" che sbarca per la prima volta in Italia come possibile alternativa al trapianto tradizionale di tipo perforante.
La cheratoplastica lamellare è una tecnica di trapianto della cornea conosciuta da oltre 50 anni che consiste nell’asportazione dello stroma corneale patologico del paziente e la sua sostituzione con una lamella corneale da donatore.
Rispetto alla cheratoplastica perforante, il trapianto lamellare consente di preservare gli strati profondi (membrana di Descemet ed endotelio) della cornea del ricevente, riducendo il rischio di rigetto immunologico.
Nonostante la lontana introduzione, la diffusione del trapianto lamellare è stato limitata dalla maggiore difficoltà tecnica di esecuzione rispetto al trapianto perforante e dagli scarsi risultati visivi conseguenti alla formazione di opacità tra lo stroma corneale del paziente e la cornea del donatore, comunemente definite come “opacità dell’interfaccia”. La causa principale della formazione di queste opacità è da attribuirsi all’irregolare separazione delle lamelle corneali ottenuta mediante dissezione manuale dello stroma corneale profondo, con formazione di un piano stromale non uniforme, sede d’intensa attività infiammatoria cicatriziale e formazione d’opacità tipo vetro smerigliato. Per tali ragioni la cheratoplastica lamellare è stata per lungo tempo utilizzata principalmente come tecnica di trapianto a scopo tettonico e, solo limitatamente, come trapianto a scopo ottico.
Recentemente, l’interesse verso la cheratoplastica lamellare è stato risvegliato dall’introduzione di nuove tecniche di dissezione stromale, finalizzate al conseguimento di un piano stromale profondo, omogeneo e levigato fino all’esposizione della membrana di Descemet che per le sue caratteristiche anatomiche (membrana basale formata da collageno tipo IV), costituisce un piano perfettamente liscio ed uniforme. Il raggiungimento di un’interfaccia di regolarità e qualità ottiche superiori ha consentito il conseguimento di risultati visivi, dopo cheratoplastica lamellare, paragonabili a quelli ottenuti dopo cheratoplastica perforante.
Nonostante i traguardi raggiunti, ed il susseguirsi delle tecniche chirurgiche, la cheratoplastica lamellare profonda rimane ancora oggi un intervento chirurgico laborioso, spesso lungo da eseguire e con dei rischi legati allo sviluppo di microperforazioni della membrana di Descemet che possono precludere il completamento della dissezione stromale ed imporre la conversione dell’intervento alla tecnica perforante. Lo sviluppo di microperforazioni, variabile tra 6-22% secondo le diverse tecniche, è generalmente secondario a trazioni esercitate sulla membrana di Descemet nel tentativo di separarla meccanicamente dallo stroma profondo. Soluzione a tale problema può provenire dallo scollamento spontaneo della membrana di Descemet dallo stroma per clivaggio indotto dall’iniezione nello stroma corneale di sostanze quali aria, soluzione salina o viscoelastico. Queste tecniche utilizzano un comune principio che sfrutta la differenza in permeabilità, omogeneità e compattezza tra le lamelle stromali e la membrana di Descemet, grazie alla quale una sostanza, iniettata nello stroma corneale sotto pressione, penetra lo stroma fino a raggiungere lo spazio virtuale tra Descemet e stroma, accumulandosi e inducendone la separazione. In particolare la tecnica “big bubble” descritta da Anwar consente la separazione della membrana di Descemet mediante clivaggio con aria iniettata nello stroma corneale.
Nuovi traguardi sono stati raggiunti dagli oculisti italiani. Lo comunica la Società Oftalmologia Italiana , l’ente scientifico che rappresenta i 7 mila oculisti italiani e che tiene a Roma presso l’Hilton il IV Congresso Internazionale, un vero summit dei più autorevoli esperti del settore.
Gli approfondimenti diagnostici che risultano indispensabili a un corretto inquadramento diagnostico, alla stadiazione della patologia in atto ed alla determinazione di una eventuale progressione di malattia, aspetto essenziale al follow-up di questi pazienti sono:
Il cross-linking corneale trova oggi la sua principale applicazione nella cura del cheratocono, la patologia oculare che colpisce ogni anno 50 persone ogni 100.000.
Il cheratocono è una malattia legata ad una debolezza strutturale della cornea che progressivamente tende a sfiancarsi, estroflettersi ed assottigliarsi all’apice assumendo la forma di un cono.
Ha origini genetiche, solitamente si manifesta in pazienti giovani fra i 20 e 30 anni, ha un’evoluzione soggettiva, e determina all’inizio un peggioramento della qualità visiva, negli stadi più avanzati opacizzazione e in alcuni casi anche la perforazione della cornea.
Il prof. Paolo Vinciguerra, che dirige l’unità operativa oculistica dell’istituto Humanitas di Milano, ci ha informato che da alcuni mesi è in corso presso la nostra struttura, nell'ambito del primo gruppo di studio internazionale costituitosi, la sperimentazione avanzata (fase II) di una nuova metodica chiamata cross-linking corneale.
Documentazione dal Global Keratoconus Congress 2008
domenica 10 febbraio 2008
A seguito della sua partecipazione alla seconda edizione del Global Keratoconus Congress (GKC) tenutasi a Las Vegas il 25 al 27 gennaio 2008, Paolo Soragni (OPTOMETRISTA VisionLab), ci ha gentilmente fornito il seguente materiale:
Documentazione dal Global Keratoconus Congress 2008
domenica 10 febbraio 2008
A seguito della sua partecipazione alla seconda edizione del Global Keratoconus Congress (GKC) tenutasi a Las Vegas il 25 al 27 gennaio 2008, Paolo Soragni (OPTOMETRISTA VisionLab), ci ha gentilmente fornito il seguente materiale:
Documentazione dal Global Keratoconus Congress 2008
domenica 10 febbraio 2008
A seguito della sua partecipazione alla seconda edizione del Global Keratoconus Congress (GKC) tenutasi a Las Vegas il 25 al 27 gennaio 2008, Paolo Soragni (OPTOMETRISTA VisionLab), ci ha gentilmente fornito il seguente materiale:
Contact Lens Management following INTAC Segments in Keratoconus and Keratectasia Patients (utilizzo di LAC in casi di INTACS) GS11-02 Russell Handout.pdf (517.18 KB)
Consenso informato sul cross-linking corneale
giovedì 03 gennaio 2008
Di seguito alleghiamo la scheda informativa sul cross-linking corneale pubblicata dal notiziario informativo della SOI (Società Oftalmologica Italiana)
Ringraziamo la SOI per inviarci periodicamente il proprio notiziario.
Global Keratoconus Congress 2008
lunedì 19 novembre 2007
Dal 25 al 27 gennaio 2008 si terrà a Las Vegas la seconda edizione del Global Keratoconus Congress (GKC). Durante i tre giorni di congresso saranno discussi i più innovativi metodi di diagnostica e trattamento del cheratocono.
Situazione del cross linking nella Regione Lombardia
domenica 28 ottobre 2007
A seguito dell'interpellanza 5111 presentata dalla consigliera regionale dott.Oriani Ardemia affinché il "cross-linking" corneale entri a pieno titolo tra le prestazioni offerte dal servizio sanitario regionale lombardo abbiamo scritto alla regione lombardia per rimarcare, come associazione, la nostra attenzione all'argomento.
In sintesi ci hanno risposto che, trattandosi a tutt’oggi di trattamento sperimentale, il cross linking non può essere inserito tra le prestazioni offerte dal servizio sanitario regionale lombardo.
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