Occhiali e lenti a contatto non fermano il cheratocono: servono a vedere meglio. Le soluzioni sono tante, dalla più semplice alla più complessa. Capire come si differenziano aiuta ad arrivare preparati all’incontro con lo specialista.
In questa pagina trovi, in parole semplici, le principali tipologie di lenti a contatto usate nel cheratocono, come funzionano, a chi sono adatte e quali precauzioni richiedono. Le informazioni vengono dalla relazione di Mirko Chinellato (Università degli Studi di Padova) al convegno “Gestione ottica del cheratocono” organizzato dalla SOPTI – Società Optometrica Italiana a Mestre-Venezia il 4 ottobre 2026, con qualche spunto dagli altri interventi della giornata.
Prima di cominciare, un chiarimento sui ruoli. La diagnosi del cheratocono e le cure (per esempio il cross-linking, che serve a fermare la malattia) sono compito dell’oculista. L’optometrista si occupa invece della correzione ottica: misura la vista, sceglie, prova e fornisce occhiali o lenti a contatto e poi ne controlla l’efficacia nel tempo. I due professionisti lavorano insieme, in quella che si chiama cogestione.
Non esiste la lente “migliore”
Una delle frasi che più ha colpito al convegno è questa: non esiste la lente migliore, esiste la lente giusta per quella persona, in quel momento. Ogni cornea con cheratocono è un caso a sé: cambiano la forma, la gravità, la posizione del cono, le esigenze di chi la porta (lavoro, sport, ore davanti al computer, guida notturna) e anche la sensibilità al fastidio.
Per questo i professionisti seguono un principio di gradualità: si parte dalla soluzione meno invasiva e si passa a una più complessa solo quando serve davvero. Non è detto che la lente più sofisticata sia la migliore: la lente giusta è quella che dà una buona visione, è comoda da portare ogni giorno e rispetta la cornea. Come è stato detto in una slide del convegno: “adatta la lente al paziente, non il paziente alla tecnologia”.
Come si sceglie la lente
Prima di proporre qualcosa, il professionista fa un colloquio: ti chiede cosa ti ha detto l’oculista, la tua storia clinica, cosa hai già provato (occhiali, lenti, cosa ti è piaciuto e cosa no), come è la tua vita di tutti i giorni e cosa ti aspetti. Poi fa alcuni esami, che servono a capire da dove si parte:
- misura della vista di tutti i giorni, con un occhio alla volta e con entrambi, da lontano e da vicino: serve come punto di riferimento per valutare ogni miglioramento;
- osservazione dell’occhio con la lampada a fessura, con foto della situazione di partenza, per controllare lo stato della cornea (anche quando si portano già lenti);
- topografia corneale: la mappa colorata che mostra la forma della cornea, quanto è deformata e dove si trova il punto più sporgente (l’apice del cono);
- aberrometria e misura soggettiva del difetto visivo: si provano diverse lenti davanti all’occhio e si chiede quale fa vedere meglio. Nel cheratocono è l’esame più importante per la scelta, ma il risultato va considerato approssimativo, e le mappe non devono “comandare” la decisione: contano soprattutto come vedi tu.
Con questi dati la scelta si orienta in base a quanto si vede con la correzione migliore:
- se la vista è soddisfacente, si possono provare occhiali, lenti morbide (usa e getta o su misura) oppure lenti rigide;
- se la vista non è soddisfacente, la soluzione indicata è la lente rigida (RGP).
Le lenti, una per una
Ecco le principali soluzioni, dalla più semplice alla più complessa. Sono indicazioni generali: solo lo specialista che segue il tuo caso può dirti quale è davvero adatta a te.
Occhiali
Sono la soluzione più semplice e quella con il più alto livello di sicurezza, perché non toccano l’occhio. Quando il cheratocono è ancora lieve possono dare una visione soddisfacente. Possono servire anche come soluzione temporanea, per esempio nei periodi in cui non si possono portare le lenti, e sono utili per la vista da vicino quando arriva la presbiopia.
C’è un aspetto da conoscere: se i due occhi hanno correzioni molto diverse, le immagini che arrivano al cervello possono avere dimensioni diverse. Si chiama aniseiconia e può dare fastidio e affaticamento. Alcune persone la tollerano meglio, altre molto meno.
Lenti a contatto morbide
Sono le lenti più comuni e più comode, perché sono flessibili e si adattano subito all’occhio. Costano relativamente poco, e il costo si può diluire nel tempo (per esempio con le lenti usa e getta). Poiché sono a contatto con l’occhio, eliminano il problema delle immagini di dimensioni diverse tipico degli occhiali.
Si usano quando la correzione misurata garantisce già una buona qualità visiva in base alle tue esigenze. Possono anche essere una soluzione temporanea in attesa di una soluzione più adatta. Il limite è che, essendo flessibili, tendono a seguire la forma della cornea: quando l’irregolarità è importante possono non bastare per correggerla.
Lenti morbide “custom” spessorate
Sono lenti morbide costruite su misura, con uno spessore maggiore del normale. Lo spessore le rende un po’ più “rigide” e fa in modo che la superficie davanti all’occhio sia più regolare: in pratica serve a “mascherare” l’irregolarità della cornea. Il professionista può modificare diversi parametri: la curvatura, il disegno del bordo, lo spessore, il diametro, il materiale e, quando serve, la stabilità per correggere l’astigmatismo.
Vanno bene quando l’irregolarità non è troppo severa, per chi cerca molto comfort e per chi non riesce a sopportare le lenti rigide; un buon candidato è anche chi non ha cicatrici importanti sulla cornea e ha l’occhio poco secco. Vanno invece valutate con cautela se l’irregolarità è molto marcata, se il cono è molto decentrato, se la cornea ha cicatrici estese o se la secchezza oculare è severa: in questi casi la lente morbida potrebbe non correggere abbastanza.
Lenti rigide corneali (RGP)
“RGP” sta per rigid gas permeable: sono lenti rigide che lasciano passare l’ossigeno, appoggiate sulla cornea. Tra la lente e la cornea resta un sottilissimo strato di lacrime, che riempie le irregolarità. In questo modo davanti all’occhio si crea una superficie ottica regolare e la distorsione viene compensata molto bene. Per questo sono la soluzione indicata quando la vista con occhiali e lenti morbide non basta, e offrono alti livelli di sicurezza.
Hanno però due richieste. La prima è un periodo di adattamento: all’inizio si sente la lente, ed è normale; col tempo il fastidio si riduce. La seconda è la competenza di chi la applica: dimensioni e disegno vanno scelti con grande cura, perché anche il comfort dipende da questo.
Un’applicazione ben fatta cerca il miglior compromesso tra correzione della vista e protezione della cornea. La punta del cono è fragile: il nemico non è il semplice contatto, ma lo sfregamento. La lente deve quindi toccare la punta il meno possibile e muoversi poco, ma lasciare comunque che le lacrime si ricambino. Una lente adattata bene sta ferma, è comoda e fa vedere chiaramente.
Lenti “piggyback”
Il nome indica che una lente “sta sulle spalle” dell’altra: si portano due lenti insieme, una morbida sotto e una rigida sopra. La lente morbida fa da “cuscino” tra la cornea e la lente rigida: aumenta il comfort, riduce lo sfregamento e protegge la cornea. È una soluzione utile quando la lente rigida da sola dà fastidio.
Vanno rispettate alcune regole: la lente morbida deve essere monouso e lasciar passare molto ossigeno, e le due lenti non devono “incollarsi” tra loro. Richiede qualche attenzione in più nella gestione quotidiana.
Lenti ibride
Una lente ibrida è un unico oggetto con il centro rigido e un bordo (“gonna”) morbido. L’idea è unire la buona qualità visiva della lente rigida con il comfort iniziale di quella morbida, più alto rispetto a una rigida corneale.
Hanno però diversi limiti: possono creare un effetto ventosa, sono difficili da togliere (e la rimozione può risultare traumatica), si rompono o si separano spesso e vanno sostituite a caro prezzo, e nella zona in cui il rigido si unisce al morbido può arrivare meno ossigeno. Nell’esperienza di chi le ha presentate al convegno, nella maggior parte dei pazienti con cheratocono gli svantaggi superano i vantaggi.
Lenti corneo-sclerali
Sono una soluzione intermedia tra le lenti corneali e quelle sclerali: poggiano in parte sulla cornea e in parte sulla sclera, cioè sul “bianco” dell’occhio. È un’altra opzione che lo specialista può valutare quando le lenti corneali non sono adatte.
Lenti sclerali
Sono lenti rigide di grande diametro: non poggiano sulla cornea, ma sul bianco dell’occhio, e “scavalcano” la cornea deformata lasciando uno spazio pieno di liquido. Così la correzione è molto buona (a volte migliore di quella delle RGP corneali), la lente resta stabile ed è molto comoda; sono utili anche quando restano aberrazioni residue.
Non sono però lenti di prima scelta. Sono più impegnative per la superficie dell’occhio, in alcuni casi si possono portare per meno ore e i dati sulla loro sicurezza a lungo termine non sono ancora ben documentati dalla ricerca. Richiedono perciò un’applicazione accurata, per evitare che tocchino la cornea o che lo spazio pieno di liquido sia troppo alto, e controlli frequenti e competenti. Sono anche le lenti più costose: se ti vengono proposte, informati presso il tuo centro di riferimento e consulta le informazioni sui diritti e sulle agevolazioni nella sezione dedicata del sito.
Una buona applicazione: cosa deve garantire
Per le lenti rigide corneali i punti fermi sono tre:
- proteggere la punta del cono, evitando che venga sfregata dalla lente;
- evitare che la lente si incolli alla cornea e lasciare che le lacrime si ricambino sotto la lente, cosa fondamentale per la salute dei tessuti;
- controllare l’occhio nel tempo, perché la situazione può cambiare e la lente potrebbe non essere più adatta.
Per le sclerali, invece, i requisiti sono evitare i tocchi sulla cornea ed evitare che lo spazio con il liquido sia troppo alto, con controlli assidui, attenti e competenti.
Come funziona il percorso
Il percorso varia da persona a persona, ma in genere segue questi passaggi:
- Prima visita. Il professionista studia il tuo caso, ti fa provare alcune lenti di prova e discute con te la prima strategia consigliata. Ti spiega anche come funzionano i controlli successivi e quali sono i costi.
- Comunicazione con l’oculista. Il professionista scrive una relazione al tuo oculista e ti consegna le informative di tutela, cioè documenti che spiegano cosa è previsto e cosa devi sapere.
- Lente di prova personalizzata. Viene progettata e ordinata a un laboratorio una lente “diagnostica”, costruita sulla tua cornea.
- Training. Ti insegna a mettere e togliere la lente, a pulirla e a conservarla correttamente.
- Controllo dopo qualche giorno di utilizzo: si valutano lente e cornea e, se serve, si ottimizza la lente (anche più volte).
- Lente definitiva. Quando il risultato è soddisfacente, si discutono i risultati e si fornisce la lente definitiva.
- Richiami periodici. Vieni inserito in un sistema di controlli programmati. Ti viene anche spiegato come riconoscere eventuali problemi, anche gravi.
I controlli nel tempo sono fondamentali
Ogni cornea è diversa e può cambiare nel tempo, quindi la valutazione iniziale da sola non basta: le visite di controllo non sono facoltative. A ogni visita si parla di come ti trovi (comfort, vista, stabilità della lente, eventuali segni o disturbi), si ripassano le regole di pulizia e manutenzione, si controlla quanto vedi, lo stato della lente e la salute della cornea. Le informazioni raccolte vengono condivise con il tuo oculista.
Un dato rassicurante emerso al convegno: nel cheratocono il rischio più frequente con le lenti non è l’infezione, che è rara, ma i piccoli problemi meccanici della superficie corneale, legati all’adattamento e alla gestione della lente (per esempio segni sulla superficie dell’occhio). Per questo contano molto un professionista esperto e la corretta manutenzione. Un’eventuale infezione, però, va riconosciuta subito.
Cosa possono fare le lenti, e cosa no
Una cornea sana è liscia e regolare, come una piccola cupola, e fa convergere la luce in un unico punto sulla retina. Nel cheratocono la cornea si assottiglia e si deforma, e la sua superficie diventa irregolare. La luce che entra non si concentra più bene: ne risultano una vista sfocata, immagini distorte o sdoppiate, aloni intorno alle luci. Gli specialisti chiamano questo problema astigmatismo irregolare.
Occhiali e lenti a contatto servono a compensare questa distorsione e a far vedere meglio. Non cambiano però la forma della cornea e non fermano la malattia: per rallentarne o bloccarne l’evoluzione serve il medico, che valuta le cure più adatte al tuo caso. Per questo una buona lente non sostituisce mai i controlli dall’oculista.
C’è un’altra ragione per cui la scelta va fatta con attenzione: l’ausilio che si porta ogni giorno influisce sulla qualità della vita (visione, comfort, lavoro, vita sociale) e, se scelto male o seguito poco, può esporre a complicazioni. Una lente non adatta potrebbe perfino portare a decisioni mediche più invasive del necessario. Per questo la relazione la definisce “un atto che richiede una seria presa di responsabilità”.
A chi rivolgersi
Scegli professionisti con formazione ed esperienza specifica sul cheratocono che lavorino in contatto con il tuo oculista. Secondo la relazione, un optometrista dovrebbe avere una formazione adeguata e, se è poco esperto, farsi affiancare da un tutor. Dovrebbe inoltre disporre di una lampada a fessura a forte ingrandimento con registrazione delle immagini, di un topografo corneale e di un set di lenti di prova.
Alcune domande utili da fare al professionista: Perché proponi proprio questa lente? Esistono alternative meno invasive? Come saranno i controlli e quanto costano? Come riconosco un problema e a chi mi devo rivolgere in quel caso? Informerai il mio oculista?
Cosa puoi fare tu
- porta le lenti come ti è stato indicato, per il tempo indicato e rispettando le regole di pulizia;
- non saltare i controlli, anche se vedi bene e ti senti a tuo agio;
- non strofinare gli occhi: lo sfregamento può peggiorare il cheratocono (se hai prurito o allergie, parlane con il medico);
- riferisci al professionista qualsiasi cambiamento nella vista o nel comfort;
- tieni informato il tuo oculista del percorso con le lenti e dei controlli che fai.
